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panorama dal monte Campellio: dal Corno Baitone al Caré Alto - in centro la valle Adamé


Conca del lago d'Arno


in Valsaviore - valle Camonica - Brescia


utilizzo idroelettrico del lago d'Arno

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DESCRIZIONE


il viandante


Valsaviore


5 croci....


diga Arno


diga Arno


ascia e spilloni (1)


Frisozzo


cima Sablunera


lago di Campo


Cà del pàscàdur (2)


lago di Campo


Traàrsèra


pozza e lago d'Arno


Val Ghilarda


lago di Campo


passo di Campo


il viandante


diga Arno


c. Campellio


val Ghilarda


diga

NOTE STORICHE

La "Valsaviore" è la principale valle laterale della Valle Camonica: si diparte in sponda sinistra orografica in corrispondenza dell'abitato di Cegegolo, a quota di circa 400 m s.l.m. e si sviluppa in direzione Ovest-Est fino alla sommità del monte Adamello (m 3539).

E' percorsa dal torrente Poglia (o Poia) che è formato dalla confluenza dei tre torrenti che percorrono nella parte superiore le tre valli che, unendosi, compongono la Valsaviore:
la valle di Salarno a settentrione (Poia di Salarno);
la valle di Adamé nella parte centrale (Poia di Adamé)
e la conca d'Arno a meridione (Poia d'Arno o rio Piz).

La parte più meridionale della Valsaviore è costituita quindi dalla conca d'Arno; la cui parte centrale è occupata dal lago omonimo:
lago di origine glaciale da escavazione valliva che è il maggior lago alpino in quota delle Alpi lombarde,(di forma a esse allungata si estende per oltre 2000 m con una larghezza che supera i 400 m) il cui effluente rio Piz esce a quota 1800 m circa e precipita rapidamente lungo scivoli in roccia scistosa e cascate fino ai 900 m della frazione di Isola.

Immediatamente a monte del lago vi è la "pozza d'Arno; in origine era una pozza allagata in permanenza; nei primi anni del 1900 in occasione dell'utilizzo a scopo idroelettrico del lago d'Arno (1907-1910), quando ebbero inizio i lavori di costruzione della diga, poiché era previsto il parziale allagamento dell'area destinata alla malga, la società costruttrice (Società Generale Elettrica dell'Adamello) in accordo con il comune realizzava una galleria di scarico in modo da prosciugare la pozza e destinarla al servizio della nuova malga ivi costruita.

Negli anni '80 sia per il degrado naturale che per eventi alluvionali la galleria di scarico si è parzialmente ostruita ed ora la pozza torna ad allagarsi e quindi a riportarsi nelle condizioni originarie, naturalmente la "nuova malga" è stata abbandonata perché ormai lambita dall'acqua.

La conca è racchiusa tra i monti Re di Castello (2891 m), Frisozzo (2899), cima Sablunera (2602), cima Barbignaga, monte Colombé a meridione, la sega d'Arno a levante, il monte Campellio (2800 m) e il monte Zucchello (2110 m) a settentrione.

Caratteristico è il monte Re di Castello per il suo "ghiacciaio" che costituisce il "nevaio permanente" più meridionale di tutto il gruppo dell'Adamello;
anche a nord del monte Frisozzo c'è ancora un residuo nevaio permanente.

Tra il monte Re di Castello ed il monte Frisozzo ha origine la valle Dois che, partendo dal passo Dernal (sede del rifugio "ex Brescia" ora Maria e Franco), scende ad alimentare con le sue acque la valle del Palobbia che sbocca nel fiume Oglio in corrispondenza di Ceto;
opposta alla valle Dois, verso la conca d'Arno ha origine la valle Ghilarda con un piccolo laghetto che si trova proprio di fronte al passo Dernal (2550 m) e rimane gelato da novembre a giugno compreso; questa valle raccoglie le acque dal ghiacciaio del Re di Castello e sfocia nella pozza d'Arno.

In fondo alla conca, tra la sega d'Arno ed il corno della Vecchia c'è il passo di Campo (2288m) che mette in comunicazione la Valsaviore con la Val di Fumo attraverso una mulattiera che transita nei pressi del lago di Campo (1945 m s.l.m.) e la relativa malga di Campo di sopra (di proprietà del comune di Saviore dell'Adamello, pur essendo in territorio della provincia di Trento).


La Valsaviore, ed in particolare la conca d'Arno hanno rivestito un ruolo importante nell'origine dei "Camuni": Si riporta dal volume: "Storia del Comune di Sonico" di Franco Bontempi



"Una volta accertato il fatto che i camuni sono gli abitanti che hanno popolato il territorio occidentale tra Sonico e Ceto, la domanda che è necessario farsi è appunto da dove venivano questi artigiani e come hanno raggiunto le zone dove si sono fermati.

In primo luogo è necessario tener conto che la scoperta del rame viene dall'Oriente .
Per quanto riguarda l'Europa le miniere e i forni più antichi sono quelli di Rudna Giava, vicino a Majdampek, in Slovenia, risalenti al 4500 a.C .

E' possibile trovare una fiorente civiltà calcolitica a Manerba, sul lago di Garda, e a Remedello, vicino al fiume Oglio.

Ora in nessun posto della pianura, per la sua stessa struttura geologica, si trovano miniere e tanto meno di rame.

Quindi la presenza di oggetti in queste culture presuppone la presenza di commercianti ed artigiani nelle Alpi che vendevano i prodotti.

Sono quindi da ricercare in popolazioni orientali, ma che si trovavano nell'area del lago di Garda, essendo arrivati nella pianura padana attraverso la Slovenia, gli artigiani che, risalendo la Val Daone, sono entrati attraverso il Passo di Campo ed hanno raggiunto le miniere di rame della Val Saviore e si sono poi espansi a Sonico in una zona interessante anche per le perle.

La recente scoperta di incisioni rupestri nel territorio di Berzo, immediatamente a ridosso del comune di Sonico, e il ritrovamento nella stessa area di allineamenti che descrivono il percorso solare sono un'ulteriore prova dell'entrata di artigiani provenienti dalle antiche miniere della zona dei Balcani.

Se ad esso uniamo i risultati della toponomastica, che conservano radici spiegabili con il greco, è possibile affermare che i camuni appartengono a nuclei di popolazioni viventi nella zona balcanica, precedenti alle migrazioni greche, che condividevano una lingua comune che è poi evoluta nelle diverse parlate indoeuropee.

A conferma di quanto detto vi è una singolare scoperta nelle incisioni di Sonico.

Si tratta della rappresentazione di una nave.

Essa si trova sulla roccia 4 del Dos Fobia:

"un'imbarcazione a due alberi, con piccole vele con decorazione reticolare che hanno più l'aspetto di nasse.
Anche per questa figura è difficile la collocazione storica".

È un tipo di incisione abbastanza raro:
esso si trova sul Monte Bego e a Musine (Torino), risalente all'epoca del bronzo, inoltre si trova a Cogno, da riferirsi all'epoca romana, e a Foppe di Nadro, ma il disegno è dubbio.

La presenza di una nave non coincide nemmeno con la situazione del fiume camuno che non era navigabile, né è rilevabile l'esistenza di laghi, salvo per situazioni particolari come quella ricordata del 1800.

L'unica nave che, nella mitologia, abbia solcato le Alpi è quella degli Argonauti.

Si tratta del mito di Giasone che parte da Iolco, nella Grecia centrale, va verso est ed arriva ai piedi del Caucaso; attraversa poi il Mar Nero, segue il Danubio, entra nella penisola balcanica, va verso il Friuli e, salendo lungo il Po, va alla ricerca del Rodano dove vi sarebbero due fiumi, uno verso l'Oceano e uno verso il Tirreno.

Il viaggio poi terminerà a Creta, passando per la Libia e i giardini di Atlante.

Il percorso mitico, dal Caucaso alle Alpi, non fa altro che ripetere quello degli artigiani del rame, anche se lo spostamento è durato millenni e non alcuni mesi, come il transito di Giasone.

La nave, chiamata Argo, era di legno di quercia, aveva cinquanta rematori ed era stata costruita da Atena.

Il percorso di Giasone, da est a ovest, è lo stesso del sole.

Il racconto del mitico viaggio è molto antico e si trova già in Omero ed Esiodo che lo riferiscono come un dato tradizionale e quindi risale all'età del bronzo.

La versione ellenizzata rimanda ad un racconto molto antico di un viaggio lungo le coste del Danubio di fonditori che giunsero fino nell'arco alpino e portarono le nuove tecniche.

Il nome della nave è rintracciabile a Sonico anche nel cognome di una famiglia: Carina.

La stessa parola è ricordata da un testo di Giulio Cesare in cui egli descrive le navi delle popolazioni venete.

Il riferimento ai veneti è un'ulteriore prova che i nomi della zona di Sonico provenivano da est e che presupponevano un trasferimento di ricordi di usi di popolazioni prima vissute in ambienti molto diversi dalle Alpi, in primo luogo sul lago di Garda".


E' recente (credo 2004/2005) una clamorosa "riscoperta" fatta dal sig. Lorenzo Cervelli del gruppo "amici del sentiero etrusco - celtico" di Cevo, che un "bolognino" di tonalite squadrato tra quelli che compongono i corsi regolari del paramento di valle della diga è stato ottenuto da una roccia o da un masso istoriato con un nodo di Salomone.


diga Arno


diga Arno: bolognino inciso
(foto L. Cervelli)


incisione diga Arno
(foto L. Cervelli)


nodo di Salomone inciso
foto:"amici del sentiero etrusco-celtico"
www.silvanodanesi.org

da: Umberto Sansoni - LA SACRALITA' DELLA MONTAGNA - Edizioni del Centro - Cleto e Faenna - 2006

LAGO D'ARNO
Il sito del Lago d'Arno è oggi profondamente mutato rispetto alle epoche antiche:
l'impianto del lago artificiale ha comprensibilmente sconvolto il rapporto montagna-acqua-ambiente.
In epoca preistorica si saliva fino a questa quota presumibilmente soprattutto per motivi di transito (verso il Passo di Campo e le valli del Chiese, verso Paspardo); da notare che la presenza preistorica in quota in queste zone è attestata fin dal Mesolitico (12).

Tuttavia bisogna dare il giusto rilievo alla famosa deposizione votiva nel lago dell'ascia e degli spilloni, più volte citati, durante l'età del Bronzo Recente: una presenza in alta montagna motivata da riti e gesti di ambito sacro e cultuale.

Nell'area intorno al Lago d'Arno il territorio è costellato da numerosi blocchi (micascisto), anche in ammassi di frana; se si sale lungo il versante del Monte Zucchello che costeggia a nord il lago e si percorre la cosiddetta "Traversera" (curata mulattiera che sale verso il Passo di Campo), sui massi intorno ovunque si rinvengono piccoli gruppi di coppelle in mezzo a tanti fori naturali (da 1900 m. s.l.m. fino a quota 2300; segnalazioni del sig. Lorenzo Cervelli).

Frequenti incisioni di età storica caratterizzano il sito, legate al transito sulla mulattiera, ai lavori di sistemazione del suo tracciato, a confini territoriali.

12) Reperti in selce dalle sponde del Lago di Campo e studio di F. Fedele su questa area, in corso di pubblicazione.



Ancora oggi la conca d'Arno è attraversata, in sponda destra orografica, da un percorso che, partendo dal passo di Campo e quindi proveniente da Est:
dalla Val Daone, attraverso la val di Fumo, raggiunge l'estremità meridionale del lago, da dove si divide in due rami:

- il primo prosegue sulla stessa sponda, aggira il monte Zucchello e si dirige verso la Valle Adamé, raggiunge la frazione Valle del comune di Saviore, e precisamente la località "la Ràsiga", che è ubicata immediatamente a monte dell'abitato di Valle.
(due km oltre Valle - segnavia CAI n°20).

- il secondo, dopo essersi abbassato, da quota 2000 circa s.l.m. (ora 1820), fino all'incile del lago (in origine il lago naturale era a quota 1789 m s.l.m.), attraversa il rio Piz (ora si passa sulla diga), transita presso la malga Cop di Grevo, quindi sulle pendici della cima Buciaga e del monte Colombé, aggira lo spartiacque verso la Valcamonica e si dirige verso Paspardo - "viàl dei tre fradéi" - (raggiunge la nuova strada Paspardo - Zumella in corrispondenza di un tornante segnalato - segnavia CAI n°22).

In sponda sinistra del lago, in corrispondenza dell'incile del lago si dipartono altri due sentieri:

- il primo sale verso la malga Frisozzo, quindi piega verso destra per salire verso il passo della Porta, per poi scendere verso Cimbergo/Paspardo.

- il secondo, molto suggestivo nel tratto che attraversa lo sperone che divide la conca Arno dalla valle del Cop, sale diritto, poi a destra, attraversa lo sperone di cui si è detto, quindi raggiunge il sentiero che da malga Cop sale al passo omonimo, da lì si può scendere verso Paspardo.

Il percorso all'interno della conca d'Arno si svolge quasi sempre a quota intorno ai 2000 m s.l.m.; in dialetto della Valsaviore è detto "viàl de Traàrsèra".

Oggi è per la massima parte costituito da una buona mulattiera tipo militare (quelle costruite durante la guerra 1915-18 per intenderci), tuttavia con diversi tratti parzialmente franati e bisognevoli di manutenzione.

E' un peccato che sia così trascurato, perchè potrebbe prestarsi ottimamente ad essere attrezzato, come percorso preistorico, per escursioni a cavallo che ricordano le vie di comunicazione di un tempo:
da Valle di Saviore, fino a malga Bissina, in Val di Fumo, ed oltre.

Oltre che in epoche preistoriche remote, sicuramente dal calcolitico in poi, ma forse anche prima, fu un percorso molto frequentato, e fino a periodi molto vicini a noi.

Basti pensare che fino agli anni cinquanta del Novecento, ogni anno transitavano i malghesi di Saviore dell'Adamello, per portare il bestiame nelle malghe del lago di Campo e in quella del "Cap de sot" facendo il percorso:
Saviore - Ponte - Valle - La Rasega - monte Zucchello - passo di Campo - malga lago di Campo - malga Campo di Sotto.

Inoltre i malghesi di Paspardo portavano il loro bestiame a monticare in malga Bissina e malga Breguzzo, in val di Fumo e quindi transitavano prima per il sentiero dei tre fratelli (Paspardo-Arno) e, dal lago d'Arno in poi col sentiero di traàrsèra, per raggiungere il passo di Campo, quindi il lago di Campo e proseguire per le malghe.

Durante il periodo estivo c'era quindi un certo traffico continuo di persone, animali e merci, sia per i rifornimenti alle malghe di farina, sale ed altri viveri che per il trasporto in paese dei prodotti delle malghe:
formaggio, burro, ricotta ecc.; senza contare eventuali recuperi di carne (berna: carne salata ed essicata al sole, che era l'unico modo che avevano in malga per recuperare la carne di eventuali animali deceduti per incidenti): vitelli, maiali, capre, pecore.

Anche la malga Frisozzo, gestita dal comune di Cimbergo, poteva essere raggiunta attraverso il sentiero dei tre fratelli Arno - Paspardo; non ho però elementi per sapere se in passato fosse questo il sentiero frequentato dalle loro greggi oppure se transitavano dal passo della porta di cima Sablunera.(circa 2400 m s.l.m.)

Verosimilmente: quando la malga fosse stata utilizzata per le mandrie di mucche si doveva passare dal sentiero dei tre fratelli, mentre negli ultimi periodi del Novecento, quando mandavano solo capre e pecore, si poteva passare anche dal passo della Porta.

Inoltre la zona intorno al lago d'Arno era comunque, in passato, utilizzata anche come malga dal comune di Cevo:
aveva più punti di appoggio, di cui quella vicino al lago era denominata delle "Baite";
ci sono ancora adesso testimonianze di ruderi a valle della diga in sponda destra orografica e sopra lo sperone tondeggiante che delimita la parte terminale della destra orografica della conca d'Arno; pregiata era considerata la parte terminale a monte del lago e la zona intorno alla pozza d'Arno.

Le consuetudini di utilizzo delle malghe ora descritte durarono praticamente fino alla metà degli anni cinquanta:
ricordo personalmente le "processioni" di persone e di asini e/o muli di Paspardo, provenienti dalla Val di Fumo e cariche di "balì" di formagelle, diretti verso il paese, che si fermavano al lago d'Arno presso lo spaccio (Edison) di "Martì", a riposare e bere scodelle di vino "miscià" (1/2 vino e 1/2 gasosa).

Lo stesso dicasi per i pastori di Cimbergo che scendevano dalla malga Frisozzo per gustare un calice di vino di cui, in genere erano ghiotti.

I balì di formagelle erano dei pacchi di formagelle tonde impilate una sopra l'altra e protette tutt'intorno con delle assicelle di legno tenute insieme con delle funi di canapa, in modo da presentarsi come cilindri compatti di assicelle; essi venivano caricati sugli animali in modo che ogni asino portasse due balì, che penzolavano, orizzontali, sui fianchi, uno per parte.


Tornando indietro nel tempo, ai millenni passati, su questi percorsi ci sono anche recenti testimonianze di ritrovamenti di manufatti in selce fatti in prossimità del lago di Campo (oltre il passo di Campo a quota di circa 1945 m s.l.m.), attribuiti al Mesolitico, che confermano i collegamenti tra la Valsaviore, e le valli Giudicarie e del fiume Chiese.

All'inizio della costruzione della diga del lago d'Arno, nel 1910, furono rinvenuti, presumibilmente negli scavi per le fondazioni, all'incile del lago naturale, dei reperti in bronzo:
- un'ascia e due spilloni(1);
- "l'ascia è del tipo a margini elevati, abbozzo di alette mediane e tallone arrotondato con incavo semicircolare, ed è databile ad una fase piuttosto antica del Bronzo medio;
mentre degli spilloni, uno è privo di capocchia, l'altro è del tipo a testa di papavero, databile al Bronzo tardo.
Databili tra il XVI e XII secolo a.C."
(da: "I Laghi Alpini del Bresciano"- Editoriale Ramperto - 1985)

Questo ritrovamento fa ipotizzare che in quel periodo le condizioni climatiche fossero favorevoli ad insediamenti, probabilmente con abitazioni fisse e permanenti (tutto l'anno), anche a quote elevate;
questa ipotesi d'altra parte coincide con gli studi preistorici che confermano lo stadio climatico atlantico e quindi sub-boreale nel periodo che va dal Neolitico al Calcolitico, con temperature medie più elevate delle attuali.

Tornando verso i nostri tempi, fin dagli inizi dell'ottocento risulta che il lago fosse di proprietà privata ed utilizzato, nei mesi estivi, per la pesca alla trota, da personale dipendente dai proprietari del lago che stazionavano presso il lago in una casetta chiamata "cà del pascadur" per tutta l'estate.

Delle trote del lago d'Arno parla anche padre "Gregorio Brunelli da Valle Camonica" nel 1698:
"superano però l'esquisitezza d'ogni altra (trattandosi di trutte) quelle del lago d'Arno di Saviore, e di quello di Sonico (n.d.r. = si riferisce al lago Baitone) che vengono chiamate col nome di carpioni da molti, e certamente che se non sono tali nella sostanza, e nella specie, lo ponno vantare nella qualità e delicatezza"


Scrive, a proposito del lago d'Arno il Da Lezze (funzionario della Repubblica Veneta) nel 1610:

"....et un lago sopra li monti longo tre miglia dove si pescano, se non trutelle, quali sono bonissime di doi, et tre lire l'una rosse di dentro, il che proviene dalli larici che ivi sono."

In una descrizione del 1875 l'alpinista inglese Freshfield narra la sua testimonianza di ospite presso "la cà del pascadur", di un ragazzo che ivi dimorava nei mesi estivi ed era addetto alla pesca della trota.

La "cà del pàscàdur":

- era ubicata in sponda destra orografica circa a metà lago, nella zona dove costruirono successivamente le opere di presa degli impianti idroelettrici:

prima della centrale di Isola (1909 - 1910) e successivamente quella della centrale di San Fiorano (1968 - 1972)

Ci sono pure testimonianze del transito attraverso il passo di Campo di un gruppo di garibaldini durante le guerre del risorgimento.

Nel volume "Adamello - il tempo dei pionieri -( di Vittorio Martinelli - 1992 -) il capitolo 8 ha per titolo: luglio 1866 - l'odissea di tremila garibaldini al lago di Campo, vi è una ricca descrizione con interessante documentazione del fatto.

Più recentemente, il lago di Campo fu testimone dell'incursione degli austriaci del 5 luglio 1915 in cui, il presidio italiano, colto di sorpresa, venne praticamente annientato.
In seguito a questo fatto, la linea difensiva venne arretrata al passo di Campo, e venne rafforzata anche tutta la linea che divide la valle Adamè dalla Val di Fumo.

(1) - dal volume "Viaggiare in Valle Camonica" - 1997 - ediz. Banca di Valle Camonica.
(2) - dal volume "I Laghi alpini del bresciano - ediz. Ramperti 1985.




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Un aspetto poco noto della "storia" della conca d'Arno riguarda il periodo immediatamente precedente e durante la prima guerra mondiale, soprattutto per quanto riguarda gli eventi relativi sia ai militari che alla Società Adamello che erano i due soggetti costantemente presenti in forze in questo periodo.

Innanzitutto, dal 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, i lavori di costruzione della diga vennero interrotti, probabilmente a causa della vicinanza del fronte, ma anche per mancanza di mano d'opera.

Rimase comunque l'esigenza delle manutenzioni e modifiche agli impianti che in questo periodo risultavano molto impegnative dal punto di vista del numero di persone necessarie.

Il cantiere del "Lago" come veniva chiamato il lago d'Arno in quel periodo rimase comunque aperto e con un certo numero (abbastanza consistente) di operai.

Molti erano inoltre gli impegni che la Società Adamello aveva preso con l'Amministrazione Militare, riguardante soprattutto il trasporti per i rifornimenti: basta pensare che:

l'8 luglio 1915
- al lago d'Arno sono di stanza 790 soldati e 19 ufficiali
ed altri 200 con 6 ufficiali a Ignaga ed Adamé.

2 luglio 1915 - quarto attentato all'impianto Arno - scambio di colpi tra sentinella e ignoti (uno o due) nei pressi del pozzo piezometrico la notte tra il 30 giugno ed il 1°luglio.



Geologia della conca d'Arno
LINEAMENTI GEOLOGICI PRINCIPALI

Nella zona del Lago d'Arno è ubicato il contatto tra la massa intrusiva terziaria del Monte Re di Castello e le serie permo-triassiche di copertura del basamento metamorfico subalpino.
La sponda sinistra del lago e l'appoggio della spalla destra della diga sono costituiti da rocce granodioritiche-tonalitiche a grana medio-minuta (tonalite tipo Monte re di Castello").
In particolare i versanti in sinistra tra la diga e la Valle di Frisozzo sono costituiti da rocce tonalitiche, con frequenti inclusi femici (microdioriti e microgabbri) di tinta scura per lo più isolati ma talora raggruppati (spalla sinistra della diga); i versanti in sinistra tra la Valle di Frisozzo e l'estremità caudale del lago presentano rocce a composizione granodioritica.

La massa plutonica affiorante in sponda sinistra è inoltre intersecata in vari sensi da filoni tardivi microdioritici e aplitici.
I versanti in sponda destra dell'invaso e la parte bassa del versante sinistro nella zona caudale del lago sono costituiti prevalentemente da rocce sedimentarie permo-triassiche, che strutturalmente costituiscono in fianco meridionale raddrizzato e localmente rovesciato della anticlinale di importanza regionale denominata di Cedegolo, con asse WNW-ENE.

Le formazioni sedimentarie sono interessate da metamorfismo di contatto per la presenza della massa intrusiva tonalitico-granodioritica.

Nell'area affiorano pertanto le seguenti formazioni:

- Verrucano Lombardo (Permiano sup.): affiorante in gran parte del versante destro del lago, è costituito da arenarie quarzose a grana medio-minuta e conglomerati arenacei arcosici, con evidenze metamorfiche consistenti in facies chiazzate o fiorite verdi-rossastre, cornubianiti quarzose bronzee e quarziti;

- Formazione a Bellerophon (Permiano sup.): affiorante poco a monte della diga, completamente metamorfosata, è costituita da marmi calcareo-dolomitici friabili e cariati, associati a cornubianiti calciche o biotitiche;

- Formazione di Servino (Scitico inf.): originariamente costituita da alternanze di arenarie molto fini, marne, siltiti e argille, affiora poco a monte della diga e nell'estremità caudale destra del lago con comubianiti compatte listate o chiazzate a tinte grigio-brune e grigio-verdi con intercalazioni di calcefiri;

- Carniola di Bovegno (Scitico sup.): affiorante all'estremità caudale del lago, è costituita da calcari dolomitici, spesso vacuolari, talora passanti a brecce, metamorfosata in dolomia cariata arancione friabile;

- Calcare di Angolo (Anisico medio-inf.): affiorante all'estremità caudale del lago, costituito inferiormente da calcari grigio-neri a stratificazione indistinta e superiormente da calcari neri talora nodulari (bernoccoluto) ben stratificati.

Le formazioni sedimentarie sono intersecate in vari punti da corpi filoniani triassici (Ladinico-Carnico) a composizione prevalentemente dioritica e a struttura porfirica di spessore 50-200 m; tali filoni sono interessati da metamorfismo di contatto con sviluppo di tessitura orientata.

da una relazione geologica del 1999.



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Last updated 17.4.2008