da
Storia della Valsaviore
di Franco Bontempi
Unione dei Comuni della Valsaviore - 2005 -
11

La preistoria

I coltivatori del Neolitico

La realtà dell'antica agricoltura

La religiosità dei mesolitici e dei neolitici


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I coltivatori del Neolitico

Anche la rivoluzione portata dall'agricoltura coinvolge il Passo di Campo.
Il nome, registrato negli estimi, è "il campo", oppure in dialetto "el cap", che rimanda ad una parola ancora più antica "a cap".

Il termine segnala già una presenza neolitica in quanto il campo designa una prima coltivazione dei cereali gettati nel terreno fuori della capanna.
La presenza di coltivazioni ad un livello così alto non deve stupire in quanto i primi insediamenti erano sicuramente ad alta quota, proprio per sfuggire alla impossibilità di muoversi nella foresta, mancando gli attrezzi per il taglio delle piante.

In Valcamonica l'agricoltura arriva dall'Asia minore e segue la via del Danubio scendendo poi verso le Alpi.
Tra il 5500 e il 3300 a. C. la tecnica di coltivare invase lentamente le valli alpine.
Nel caso delle coltivazione le tecniche discesero dall'alta Valle, dal Passo del Gavia e raggiunsero man mano la popolazione mesolitica.

L'attestazione di una presenza neolitica si trova nella zona di Monte, quindi molto più a nord rispetto alla prima entrata dei cacciatori mesolitici.
Si tratta di un'ascia di pietra levigata (8) trovata a Plà Mister. La toponomastica di Monte suggerisce l'apparizione di una località che esprime la rivoluzione agricola, che liberava gli abitanti dalle incertezze della caccia.

Si tratta del campo "Nà" (9). Il terreno viene definito come "moie", termine usato per indicare una terra percorsa dall'acqua, più disponibile ad accogliere dei semi, diversamente dai suoli più duri, dal momento che l'aratro non era altro che un ramo appuntito.



Cevo - Saviore


Cevo


Cevo - Saviore

8 ) Il processo di discesa degli agricoltori da nord è attestato dal ritrovamento della stessa epoca e dello stesso tipo a Lava di Malonno.

9) È ricordata negli statuti di Berzo del 1683. Vi è anche la forma "Né".


La realtà dell'antica agricoltura

L'apertura di nuovi campi, superato il primo periodo in cui si seminava vicino alla capanna, fu chiamata, e rimase definitivamente nei linguaggi successivi: "roncare".

Si trattava di bruciare il sottobosco in modo da creare un terreno libero dalle sterpaglie e dagli alberi in modo da poter poi arare e seminare.
La tecnica permetteva di affrontare anche la foresta e quindi superare la barriere che impedivano di abbassare gli insediamenti.

Un territorio che raccoglie antiche forme di liberazione del territorio forestale è sicuramente Berzo (10), ma il processo passa anche a Cevo (11) e quindi a Saviore (12) fino a raggiungere Valle (13).

Ancora più significativo per il progressivo abbassamento degli insediamenti è l'esistenza di un ronco nel territorio di Grevo. La presenza di questa tecnica testimonia il superamento della barriera della foresta (14).

Sebbene non esistessero ancora attrezzi di metallo, compare nel neolitico tutta una serie di falci e falcetti di selce che servivano per tagliare le messi, ma anche l'erba e togliere le sterpaglie dai campi appena dissodati.
L'operazione di mietere è resa dal verbo latino "tondere", tagliare, che nel dialetto della Valsaviore è resa con la parole "tosà" (15).

La forma più antica è Tos, nel cognome Toselli (16). Un altro appellativo associato ai Toselli di Cevo è "matu" e risale almeno al terzo millennio avanti Cristo. L'espressione moderna è Matti, ma, alla fine del medioevo, c'è anche la forma "Matt". Tale nome viene interpretato come nome del pastore, ma in realtà ha un significato più antico, risalente sicuramente al neolitico, e indica, la terra, la regione.

La lettura corretta sarebbe "l'uomo della regione", intendendo il residente. Oppure, in modo più preciso, l'uomo dei campi.
Evidentemente tale indicazione è stata data dai nuovi arrivati, gli artigiani (17).

Sempre nella Valsaviore, accanto ai Toselli vi sono i Tosini, attestati a Cevo nel 1554, a Valle, a Fresine e a Grevo. A Valle risiede la famiglia Tosa, mentre, a Ponte, nel 1585 ricorre il cognome Tosi. A Berzo vi è la forma evoluta Tosana (18), che designa un gruppo organizzato che proveniva da Garda, molto importante in età romana e durante tutto il medioevo.

Il "cap", il campo, conservato nei primi appezzamenti rimane il termine comune per indicare il terreno coltivato (19).
Nel periodo più antico in realtà non si faceva una vera distinzione tra prati e campi. L' allevamento stanziale è molto più recente mentre la mietitura dei cereali è molto più antica. in questo senso la parola prato indica originariamente semplicemente un terreno piano (20).

il nome è conservato anche in un cognome di Saviore: Pradella (21). in epoca celtica si distingue tra i prati e i campi, in modo più preciso. I prati sono quelli dell'alpeggio. Per questo vengono chiamati "prata olda", prati alti. Tale denominazione diverrà il nome dell'alpeggio di Berzo.

Si è sottolineato che la forma "matu", indica il residente sul territorio, ma già avviato alla lavorazione agricola. E proprio dalla zona più antica di Monte viene il nome del contadino "Togna" (22) che deriva da un antichissimo termine "ta-no-ti" che originariamente significa tendere un filo, una corda, in greco "teino".

L'immagine è quella del filo teso per misurare i campi, operazione importantissima dei primi agricoltori che affermavano così un radicamento nella terra mediante la conoscenza delle coordinate spaziali.

La stessa concezione fu raffigurata nei graffiti rappresentando i diversi campi. Un po' più avanti, a Cevo, sono ricordati i campi seminati, conservando il linguaggio usato anche dall'etrusco: "leboren" (23), da "laivé", campo seminato.

A Grevo è conservato anche il nome dell'antico aratro, di cui è conservato la forma in latino: "buris". Vi è infatti al contrada di Brù (24).



Saviore-Baulé


Cevo


Sessola-monte Elto



10) Nel 1683 è ricordato un Ronco sotto il Gazzo, dove nel 1770 vi sono dei prati. Inoltre esiste una località chiamata Roncaie dove vi sono i campi.

11) Dove, nel 1584, vi è un Dosso dei Ronehi, dov'è c'è un campo. Inoltre vi è località alli Ronchi. Nel 1554 c'è un prato, mentre tra il 1773 vi è "un arativo con colle", nel 1805, forse per un'inondazione, il terreno è rovinato. Nel 1805 viene ricordata la località "alli Ronchi Minas".

12) Vi è infatti la località "al Roncho", dove, nel 1748, c'è un campo.

13) NeI 1711 viene menzionato un prato al Ronco.

14) Nel 1716 vi è un campo, appartenente agli Umiliati di Cemmo chiamato il Ronco. Inoltre vi è una contrada di Roncagli, chiamata anche Val Minighina con prato, campo e fienile, menzionata nel 1874.

15) In epoca storica il tagliare il fieno viene distinto dalla mietitura per cui "tosà" è attribuito esclusivamente al taglio del fieno, ma in epoca più antica le due operazioni erano unite. A Ponte è ricordata, nel 1636, la contrada del Tosa, dove c'è un campo.

16) Il personaggio più antico ricordato è Joannes Tosello sindaco di Cevo nella trattativa per le decime di Cemmo agli inizi del Quattrocento. Nel 1709, sempre a Cevo, è menzionato Francesco Scolera detto il Tosadino.

17) Nel 1554 si trova anche la forma "Matoni", indicando dei grandi coltivatori.

18) Nel 1554 è ricordato un Giovanni. I soprannomi dei Tosana sono "Barbì, Frana, Franai".

19) Non doveva trattarsi, almeno all'inizio, di grandi campi. La realtà concreta è conservata nella toponomastica: a Valle vi è un prato, nel 1685, a Campello, mentre nel 1711 è segnalata una strada. A Cevo ci sono i Campei, a Grevo è ricordata la strada di Campolino. A Saviore, per indicare un prato, nel 1699, si parla di "Pezza". Vi sono però anche grandi campi: a Grevo i beni della Pieve di Cemmo sono chiamati "Camplar", forma antica dell'accrescitivo. Sempre a Grevo è menzionata una casa ai Campassi, nel 1585 c'è un prato. A Ponte c'è, nel 1495, la contrada ai Camplass. Lo stesso nome ricorre nel 1765 ad Andrista. I campi più lontani venivano chiamati campi lunghi. A Saviore ai Campi lunghi, nel 1685, c'è un campo detto il Plazolo. A Grevo si trova la contrada di Campo lungo dove ci sono numerose incisioni. La toponomastica indica anche il limite tra bosco e terreni coltivato. A Cevo c'è la contrada di Imocampo, dove del 1584 c'è un campo, ma poi vicino vi sono alberi di castagna.

20) La forma più antica è "plè" rintracciabile a Cevo nel 1836 nella località "Codeplè", il capo del prato. A Fresine è ricordata la contrada "Pradae". Che il termine prato indicasse anche i campi è dimostrato dalla località "alla Pratura", dove, nel 1611, c'è un campo.

21) Nel 1567 viene ricordato un Faustinus de' Pradellis, vissuto nella prima metà del secolo.

22) Si tratta di una contrada dove, nel 1683, vi sono dei prati.

23) La contrada, nel 1583, è ormai diventata bosco: vi sono infatti alberi di castagna. La località era chiamata anche "Pasil" che evoca l'idea del suddividere come era presente nella forma "togna".

24) Anche questa zona, in epoca moderna, era diventata un bosco. NeI 1769 c'è un castagneto.


La religiosità dei mesolitici e dei neolitici

La religiosità del paleolitico e del neolitico è fondata sul concetto di potenza contenuta nella pietra.
In questo senso la montagna offriva tutta una serie di realtà geologiche che si prestavano al culto.
Il fatto che le rocce hanno cominciato ad essere scolpite dal tardo neolitico attesta l'importanza data alla pietra.

Una testimonianza concreta di un culto della pietra è riconoscibile nel "Ploc Campana", ornato poi da una serie di coppelle, disposte a pentagono.
Tutta l'area ha strutture in pietra che indicano la presenza di una specie di anfiteatro per il culto. La forma stessa della pietra, a piramide, sottolinea la sua singolarità.

Sebbene il nome alluda all'arrivo degli artigiani, tuttavia quest'ultimi hanno ereditato una religiosità precedente in cui l'idea di potenza era ormai un dato acquisito.
La forma a piramide evoca la cupola che sta sopra la terra coltivata, dal momento che i neolitici vedevano il proprio ambiente in modo duale: la terra e il cielo.

Dal cielo veniva il sole e l'acqua necessaria per far crescere le diverse coltivazioni.
In questo senso il masso è una mappa del cielo datore di vita: la necessità di volgersi a lui è rimasta costante nelle popolazioni agricole soprattutto quando la siccità minacciava i raccolti.

Anche nella religiosità cristiana la frequentazione di particolari luoghi, sacri e consacrati già nella preistoria, è una pratica costante.
Non è possibile decidere se ci fossero culti della pietra in età cristiana. Nelle visite cinquecentesche non sono segnalati per questa località. Vi sono riferimenti alle pietre in tutta l'area, ma non è possibile verificare se fossero luoghi di culto.

In ogni caso vi sono allineamenti di pietre nel comune di Cevo, ma sono attribuiti ad un periodo più recente. Località con pietre sono ricordate in tutta l'area, anche se in epoca moderna non sembrano oggetto di particolare culto (25).



Saviore dell'Adamello


cima Buciaga


pian della Regina



25) A Fresine nel 1685 è ricordato il "Predolino", sotto casa de' Vecchi. A Saviore c'è la contrada "Prede", mentre località la Preda larga è circondata, nel 1793, da un prato con bregno. Nello stesso comune vi sono campi a Predalta. A Demo esiste la contrada a Predas.


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Last updated 16.9.2006