Gli attori della danza
Non è possibile seguire le evoluzioni dei movimenti della danza, ma in realtà la composizione del gruppo era assai semplice: si trattava di un movimento di sei danzatori, uno dei quali svolgeva la funzione di conduttore del gioco.
Quest'ultimo, sesto danzatore, guidava il gruppo fino al ritorno al di fuori del luogo sotterraneo, fino alla luce.
Come apparirà nel seguito della trattazione il compito di leader nella danza non era affatto scelto a caso, ma la struttura stessa dell'autorità nella comunità esprimeva il suo vertice nel corego.
Anche per i danzatori i nomi sono stati cambiati frequentemente a seconda della civiltà che si presentava.
Un nome antico è "glisentes", in cui si combina il nome "lurizentes", i danzatori, e "grigna", la gru, il cui movimento è da essi imitato.
Tale nome esiste in modo costante in tutto il crinale orientale della Valle, coinvolgendo anche la Val Trompia.
Esiste in un periodo antico anche a Cevo(52).
A Monte in epoca romana e medioevale, in cui la danza viene chiamata "jocus", compare un cognome personale "Socrates", che in realtà sarebbe da leggere "zocrates" coloro che eseguono la danza (53).
L'atteggiamento dei danzatori è rappresentato da due cognomi presenti a Grevo: Pezzucchi (54) e Pedretti (55).
Il primo indica appunto la danza in cui si solleva il piede, il secondo la posizione del piede stesso. Alla fine il singole danzatore fu chiamato "tambalant" (56).
Il ruolo fondamentale era comunque quello del corego, che, secondo la mitologia greca, svolgeva il compito di Teseo, cioè liberava i giovani ateniesi dalla caverna del Minotauro.
Per i minatori il corego portava fuori coloro che si erano resi colpevoli di aver violato il mondo dei morti.
Dal momento che il ceto dei lavoratori dei metalli costituiva la comunità originaria, il suo servizio era da vedere come rivolto alla sua comunità di cui, proprio per questo merito, ne diventava il capo.
Non è estranea a questo modo di pensare la considerazione che aveva in questa cultura l'idea di guarigione e di salute a cui contribuivano le conoscenze dei fabbri.
Anche in questo caso non è attestato il nome originario, ma la sua traduzione in epoca romana.
L'appellativo più antico è "manduc", colui che conduceva per mano gli altri danzatori (57), ma sicuramente il termine più importante è "sixtus", il sesto, da intendersi come colui che guida il gruppo, formato da sei danzatori.
E' importante osservare che se tale denominazione è diventata il cognome di una grande famiglia di Saviore, i Sisti, tuttavia essa si riferisce a realtà molteplici distribuite in tutto il territorio della Valsaviore (58).
Sixtus originariamente era un titolo funzionale, che diventerà, in epoca romana, quello dei sexviri, sei persone che avevano la responsabilità della comunità e, nella vicinia, i sei uomini della danza diventeranno i reggenti.
52) C'è infatti una località in alta montagna chiamata Costa Glisentina. Ad Andrista, nel 1599, c'è un Glisente di Gio e Stefana.
53) Albertino fu Francesco Socrates è ricordato nel 1633.
54) Il rapporto con la danza è confermato da Giovan Pezzucco detto il Balarino. Nel 1619 è ricordato Pietro figlio di Marco Pezzucchi. Lo stesso nome si trova in una contrada di Grevo: "alle Pezzucche".
55) Nel 1656 è ricordato un mastro Pietro. I Pedretti saranno poi presenti nel lavoro minerario della Valle di Paisco e in quello metallurgico a Bienno.
56) Zohan Tambalant de Cevo lavora nei mulini di Nadro nel 1598.
57) A Grevo sono ricordati, ancora nel 1701 gli eredi di Manducho.
58) Grevo c'è la contrada di Sisto, dove c'è un prato e un fienile, come pure le Foppe di Sisto, inoltre il Valzello di Sesto. A Cevo c'è la chiesa di san Sisto e la contrada relativa.
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