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Storia della Valsaviore
di Franco Bontempi
Unione dei Comuni della Valsaviore - 2005 -
27

L'età del ferro

Etruschi e Celti

La prima parte del millennio e l'influenza etrusca

Gli etruschi e la loro scrittura


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L'età del ferro: Etruschi e Celti

Una nuova epoca

Gli ultimi secoli del secondo millennio a. C. segnano una crisi negli equilibri generali della Valcamonica.
Anche le condizioni meteorologiche peggiorano. Tale situazione durerà fino agli inizi del nono secolo, quando una nuova civiltà si farà avanti.

Nel frattempo viene introdotto un nuovo materiale: il ferro.
Si tratta di un minerale molto più diffuso del rame e quindi molto più accessibile. In questo senso è raggiungibile da un ceto più largo di persone.
Tale cambiamento di situazione sociale si avverte anche nelle incisioni dove compare un gran numero di armi di tutte le forme.

Un poco alla volta i ceti aristocratici, che avevano gestito l'età del bronzo, sono sostituti da gruppi differenti.
Tutto questo non sarà immediato, ma durerà un millennio; solo in età romana coloro che erano arrivati un millennio prima vedono riconosciuta la loro importanza.

In ogni caso al centro della nuova migrazione c'è ancora una volta il Passo di Campo e i passi sui crinale orientale della Valcamonica.
Si deve anche tener conto che i camuni avevano occupato il territorio che va da Nadro a Vezza d'Oglio per cui i nuovi arrivati si dovettero porre in un area accanto ai vecchi residenti.

Essi occuparono lo spazio tra Ceto e Pian Camuno. In questo senso la Valsaviore rimase, come le aree circostanti, legata all'antica cultura del rame e del bronzo (1).
Naturalmente le nuove tecniche entrarono anche nella Valsaviore, dove c'erano anche giacimenti di ferro, e dove il lavoro di fusione era ormai conosciuto da millenni.

Inoltre la valle di Paisco arrivava nel territorio degli antichi camuni i quali potevano comunque gestire una parte rilevante del nuovo metallo.
In ogni caso i processi, che erano stati avviati un millennio prima, arrivarono a completa realizzazione nella prima metà del millennio e rimasero stabili per altri due millenni.

Le civiltà che si susseguirono non erano molto interessate alla vita interna delle comunità per cui i singoli villaggi poterono gestirsi secondo una tradizione ormai consolidata.



1) Una situazione analoga si presentò in medioriente in cui i nuovi artigiani del ferro, di origine indoeuropea, rappresentati dall'impero degli Hittiti, entrarono in conflitto con i grandi imperi dell'età del rame: l'Egitto e la Mesopotamia. Dopo diversi conflitti le due aree, quella a nord, corrispondente all'attuale Turchia, e quella a sud, appartenente agli imperi antichi, rimasero autonome.



Cevo - Saviore


Saviore


Cevo - Saviore



La prima parte del millennio e l'influenza etrusca

Il ferro e le sue lavorazioni

Nonostante il fatto che il ferro sia arrivato in seconda battuta nella Valsaviore, esso, un poco alla volta, conquistò il territorio ed officine e forni furono presenti sul territorio fino all'ultimo secolo della nostra era, quando ormai da tempo gli artigiani del rame erano scomparsi e il loro lavoro era stato assunto dai fabbri del ferro.

Il ferro era chiamato "barzil o parzil", in medioriente, e una parola antica si trova a Grevo dove c'è una località "Partegahu".
In ogni caso la produzione del ferro si articolava nella ghisa e nell'acciaio.
La parola più primitiva è "guz", che si può intendere sia come ghisa sia come acciaio.

I prodotti più antichi comunque non raggiungevano una vera differenziazione, anche perché c'erano grossi problemi per raggiungere la temperatura di fusione.
I lavoratori del ferro sono menzionati a Valle nella famiglia Guzza, mentre Gio Tosa viene chiamato Ghiset.

A Saviore c'erano anche la contrada e la strada al Guz, a Cevo la famiglia Gussardi (2).
Il ferro è considerato anch'esso come un prodotto rosso, anche se in questo periodo è difficile distinguere di che metallo si parli.
Il cognome Rossi ha un ruolo fondamentale nella dinamica del comune di Saviore, dal momento che questa famiglia risiedeva a Ponte.

A Berzo è ricordato, nel 1584, un Rosolino Bartolomeo. In epoca più antica, nel 1528, a Cevo è ricordato un Vincenzo Rodisoli.
Il termine rosso, indica alcuni luoghi dove potevano esistere dei forni: a Saviore: Redoleno, Redole; a Valle: Rocine; a Berzo: ai Rodoi; a Grevo: Redolango, nella Poglia bassa. A Cedegolo: al Rozolo(3).

La maggiore disponibilità di minerale ha come conseguenza una distinzione più chiara tra i diversi livelli della metallurgia: i minatori, i fonditori e i fabbri.
Un poco alla volta le diverse aree si specializzeranno a seconda del settore della lavorazione.

Il nome antico del fabbro ripete un po' il suono di battere il martello sull'incudine: "dardan". Esiste infatti la forma "dardella" (4). Nomi provenienti dall'indoeuropeo e quindi non distanti dal periodo in cui arrivarono gli artigini del ferro sono "davaita" (5).

Sempre a Ponte è ricordata una località "Ghap" (6). Un antichissimo nome del fabbro è "calvet", attribuito a Vidal Vitali nel 1540.
In ambiente etrusco l'espressione del lavorare è espressa dal verbo "can", fare. Nella tradizione camuna venne poi letto come "cagna" perdendo l'antico significato. Nel 1685 è menzionata a Valle una contrada chiamata le "capre" (7), mentre, sempre nello stesso periodo gli eredi di Bartolomeo Cagna possiedono beni a Valle (8).

Una famiglia presente fino al Settecento a Cevo si chiama Artusi, dall'etrusco "art" fare in senso artigianale (9).


2) Nel 1584 sono ricordati Martino e Paolo del fu Andrea.

3) Dove c'è anche una santella.

4) Si tratta di una strada di Grevo.

5) "Da-dahati", porre, fare. Un Andrea Davaita è ricordato a Ponte nel 1712.

6) Da "dhabh", da cui deriverà il latino "faber".

7) Confinante con un'altra località che abbiamo visto importante chiamata la Dassa.

8) In realtà a Demo, nel 1713, viene ricordato un Bernardo Canti.

9) Il primo, ricordato nel 1529, è Bitino de' Artus.



Saviore-Baulé


cima Buciaga


Sessola-monte Elto





Gli etruschi e la loro scrittura

Il mistero della origine degli etruschi si è cercato di risolverlo in diversi modi, arrivando a ritenerli non tanto emigrati da qualche altra parte dell'Europa o del Mediterraneo, ma come una evoluzione di popolazioni già residenti in Italia.

Tale affermazione è realistica se si confronta con il lavoro di questa popolazione in Toscana, soprattutto nell'area dell'isola d'Elba, rivolto alla siderurgia a partire dall'ottavo secolo.
Seguendo alcune osservazioni di Tito Livio, è possibile affermare l'origine alpina degli etruschi i quali portarono le loro lavorazioni in un'area che si presentava ricca di giacimenti.

Tutto questo non contraddice con il dato di fatto che, in epoca successiva, mercanti etruschi si siano diffusi nella pianura padana e abbiano raggiunto anche le valli dove si produceva il ferro.
Resta il problema, per il periodo etrusco, ma anche per quello romano, se coloro che si definivano appartenenti a questi popoli erano originari delle regioni in cui essi abitavano stabilmente o fossero degli stranieri che avevano assunta la loro cultura.

E' comunque importante sottolineare che la presenza di questi popoli non alterò profondamente le strutture già stabilite, ma mutò i nomi di realtà già esistenti (10).
In ogni caso sono soprattutto le iscrizioni sulle rocce che attestano l'influenza etrusca (11).

A questo punto assume un ruolo importante la testimonianza di Berzo.
In località Curva delle bore, detta anche Cima delle strie, ci sono ben tredici iscrizioni etrusche.
Vicino ad esse c'è l'impronta di un piede il cui significato è stato analizzato nel capitolo precedente (12).

Inoltre sono lance e cuspidi, figure antropomorfe, figure di luoghi di culto, una grande figura di costruzione e due edifici ai lati.
Le incisioni attestano la presenza del culto di Bacco, caratteristico delle zone minerarie, e di strutture religiose per la comunità.

Un'altra iscrizione è stata trovata a Campolungo (13) e risale al quarto secolo (14). Il fatto che la presenza etrusca non porti nulla di nuovo, conferma l'ipotesi che non si tratti d'altro che di una evoluzione di popolazioni di metallurghi già residenti sul posto.

Nell'epoca più recente appare invece, attraverso la mediazione etrusca, una serie di miti caratteristici della cultura greca portati da mercanti che raggiungevano le coste dell'Adriatico settentrionale.



10) In ogni caso è possibile seguire alcuni gruppi di parole che qualificano il rapporto tra la società del primo millennio e il territorio: per quanto riguarda le costruzioni si ha la forma "zinaku", costruzione, che ricorre nel territorio verso il lago d'Arno nella contrada Spiasa Zinoc, nel comune di Grevo.
A Ponte fino al Seicento esiste una famiglia Gatta, che in realtà deve essere letta in etrusco "catica", del luogo, indigeno.
Ad Andrista c'è un cognome Sutta, dall'etrusco: "sut", stare, con un significato analogo a quello di Gatta.
Anche le strutture famigliari sono presenti: Poietini da "puia", della moglie. Il nome ricorre anche a Saviore nella contrada alla Puia.
Il cognome Piapi, che per un certo tempo fu pronunciato Pieppi, deriva da un termine etrusco "pi + apa" e significa, del padre, paterno.
Ad un certo momento il nome fu anche un soprannome per i Morelli di Demo. La figlia è, in etrusco, "sech": c'è a Ponte il Dos delle secche.
La famiglia in generale era chiamata in etrusco "thura", a Cevo ancora nel Cinquecento ricorre il cognome Torlino Torlini, appartenente alla famiglia.
Per quanto riguarda il calendario si hanno alcuni mesi fondamentali nella economia di montagna: marzo, in etrusco: "velicitna", a Cevo ci sono il pascolo e la strada di Velgel, il mese di aprile, in etrusco "cabreas", nella forma Cavrinal a Valle, luglio, "alsi", in Alus a Saviore, luglio ha anche la forma treneus, che si manifesta nella forma ai Trenei a Valle.
Il mese più problematico è "masan", dicembre in cui il sole scendeva al suo livello più basso e alcuni luoghi, come Fresine e Ponte, non erano illuminati.
A Fresine c'è Pramader, a Cevo Promadis, a Saviore Premas.
Il lavoro è ricordato nella forma del maestro di fucina: in etrusco: macstren: i Bernardi hanno come soprannome Mostranì.
Gli etruschi avevano ereditato l'attenzione alle direzioni: "cels", è l'occidente, nome conservato dai Celsi di Andrista.

11) Proprio a Berzo, ancora nel 1713, un Alberto Furli, viene chiamato Zichone, dall'etrusco "zic", colui che scrive. Mentre a Grevo esiste una forma latina, indicante l'iscrizione: "Scrizola", da "scriptio". A Saviore c'è il cognome Tattera che deriva dall'etrusco "tatanus", agrimensore.

12) Le incisioni sono state studiate da Maria Grazia Tibiletti Bruno (Quademi camuni, 49-50, 1990, pp. 36-53) che ne offre anche una traslitterazione. Una possibile lettura è la seguente:
1°: Monumento a Bacco: ma- pach.
2° Liquido - bevanda: xepz'ael.
3° Dono da sottoporre alla luna: nextiau euli.
4° Grande uno: latuzevoau.
5° Non leggibile: in.
6° Nuovo tempio sacro al popolo: neunau teimexiau.
7° Donare a Me (?): me anuz.
8° Tomba (?): enexau.
9. Questo confine: vex ex.
10. Illeggibile, aeiu.
11.Illeggibile.
12.Neviu Cneus: neviave.
13.Illeggibile, zen.
Una iscrizione è stata trovata a Cevo presso il Dos Curù, ma non è ancora disponibile la traslitterazione.

13) SOLANO, A. MARETTA, Grevo, Capodiponte 2004, pp.ll4ss.

14) S. SOLANO, A. MARETTA, Grevo, Capodiponte 2004, pp.146ss.
1. Campo coltivato: Velalaiz.
.... "pora szèt cevvo" ....


foto Anaconda (dal cronista)




Saviore dell'Adamello


Valsaviore


pian della Regina



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Last updated 7.9.2006