Gli etruschi e la loro scrittura
Il mistero della origine degli etruschi si è cercato di risolverlo in diversi modi, arrivando a ritenerli non tanto emigrati da qualche altra parte dell'Europa o del Mediterraneo, ma come una evoluzione di popolazioni già residenti in Italia.
Tale affermazione è realistica se si confronta con il lavoro di questa popolazione in Toscana, soprattutto nell'area dell'isola d'Elba, rivolto alla siderurgia a partire dall'ottavo secolo.
Seguendo alcune osservazioni di Tito Livio, è possibile affermare l'origine alpina degli etruschi i quali portarono le loro lavorazioni in un'area che si presentava ricca di giacimenti.
Tutto questo non contraddice con il dato di fatto che, in epoca successiva, mercanti etruschi si siano diffusi nella pianura padana e abbiano raggiunto anche le valli dove si produceva il ferro.
Resta il problema, per il periodo etrusco, ma anche per quello romano, se coloro che si definivano appartenenti a questi popoli erano originari delle regioni in cui essi abitavano stabilmente o fossero degli stranieri che avevano assunta la loro cultura.
E' comunque importante sottolineare che la presenza di questi popoli non alterò profondamente le strutture già stabilite, ma mutò i nomi di realtà già esistenti (10).
In ogni caso sono soprattutto le iscrizioni sulle rocce che attestano l'influenza etrusca (11).
A questo punto assume un ruolo importante la testimonianza di Berzo.
In località Curva delle bore, detta anche Cima delle strie, ci sono ben tredici iscrizioni etrusche.
Vicino ad esse c'è l'impronta di un piede il cui significato è stato analizzato nel capitolo precedente (12).
Inoltre sono lance e cuspidi, figure antropomorfe, figure di luoghi di culto, una grande figura di costruzione e due edifici ai lati.
Le incisioni attestano la presenza del culto di Bacco, caratteristico delle zone minerarie, e di strutture religiose per la comunità.
Un'altra iscrizione è stata trovata a Campolungo (13) e risale al quarto secolo (14). Il fatto che la presenza etrusca non porti nulla di nuovo, conferma l'ipotesi che non si tratti d'altro che di una evoluzione di popolazioni di metallurghi già residenti sul posto.
Nell'epoca più recente appare invece, attraverso la mediazione etrusca, una serie di miti caratteristici della cultura greca portati da mercanti che raggiungevano le coste dell'Adriatico settentrionale.
10) In ogni caso è possibile seguire alcuni gruppi di parole che qualificano il rapporto tra la società del primo millennio e il territorio: per quanto riguarda le costruzioni si ha la forma "zinaku", costruzione, che ricorre nel territorio verso il lago d'Arno nella contrada Spiasa Zinoc, nel comune di Grevo.
A Ponte fino al Seicento esiste una famiglia Gatta, che in realtà deve essere letta in etrusco "catica", del luogo, indigeno.
Ad Andrista c'è un cognome Sutta, dall'etrusco: "sut", stare, con un significato analogo a quello di Gatta.
Anche le strutture famigliari sono presenti: Poietini da "puia", della moglie. Il nome ricorre anche a Saviore nella contrada alla Puia.
Il cognome Piapi, che per un certo tempo fu pronunciato Pieppi, deriva da un termine etrusco "pi + apa" e significa, del padre, paterno.
Ad un certo momento il nome fu anche un soprannome per i Morelli di Demo. La figlia è, in etrusco, "sech": c'è a Ponte il Dos delle secche.
La famiglia in generale era chiamata in etrusco "thura", a Cevo ancora nel Cinquecento ricorre il cognome Torlino Torlini, appartenente alla famiglia.
Per quanto riguarda il calendario si hanno alcuni mesi fondamentali nella economia di montagna: marzo, in etrusco: "velicitna", a Cevo ci sono il pascolo e la strada di Velgel, il mese di aprile, in etrusco "cabreas", nella forma Cavrinal a Valle, luglio, "alsi", in Alus a Saviore, luglio ha anche la forma treneus, che si manifesta nella forma ai Trenei a Valle.
Il mese più problematico è "masan", dicembre in cui il sole scendeva al suo livello più basso e alcuni luoghi, come Fresine e Ponte, non erano illuminati.
A Fresine c'è Pramader, a Cevo Promadis, a Saviore Premas.
Il lavoro è ricordato nella forma del maestro di fucina: in etrusco: macstren: i Bernardi hanno come soprannome Mostranì.
Gli etruschi avevano ereditato l'attenzione alle direzioni: "cels", è l'occidente, nome conservato dai Celsi di Andrista.
11) Proprio a Berzo, ancora nel 1713, un Alberto Furli, viene chiamato Zichone, dall'etrusco "zic", colui che scrive. Mentre a Grevo esiste una forma latina, indicante l'iscrizione: "Scrizola", da "scriptio". A Saviore c'è il cognome Tattera che deriva dall'etrusco "tatanus", agrimensore.
12) Le incisioni sono state studiate da Maria Grazia Tibiletti Bruno (Quademi camuni, 49-50, 1990, pp. 36-53) che ne offre anche una traslitterazione. Una possibile lettura è la seguente:
1°: Monumento a Bacco: ma- pach.
2° Liquido - bevanda: xepz'ael.
3° Dono da sottoporre alla luna: nextiau euli.
4° Grande uno: latuzevoau.
5° Non leggibile: in.
6° Nuovo tempio sacro al popolo: neunau teimexiau.
7° Donare a Me (?): me anuz.
8° Tomba (?): enexau.
9. Questo confine: vex ex.
10. Illeggibile, aeiu.
11.Illeggibile.
12.Neviu Cneus: neviave.
13.Illeggibile, zen.
Una iscrizione è stata trovata a Cevo presso il Dos Curù, ma non è ancora disponibile la traslitterazione.
13) SOLANO, A. MARETTA, Grevo, Capodiponte 2004, pp.ll4ss.
14) S. SOLANO, A. MARETTA, Grevo, Capodiponte 2004, pp.146ss.
1. Campo coltivato: Velalaiz.
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