La fine di un epoca
L'Ottocento segna l'entrata nella storia contemporanea di tutta l'Europa.
Pur iniziando con la vittoria napoleonica, conobbe un lungo periodo di governo austriaco, seguito dalla formazione dello stato nazionale.
Partecipando a tutte queste evoluzioni, che coinvolsero a diverso titolo anche la Valsaviore, tuttavia, le Alpi dispiegarono dinamismi che appartenevano alla loro peculiare evoluzione della società e dell'economia.
Sicuramente la seconda metà del secolo fu uno dei periodi più difficili per la vita della montagna in quanto le attività, che nei tempi precedenti avevano sostenuto l'economia, si erano esaurite e non si vedeva alcuna via d'uscita.
Non restava altro che l'agricoltura che non poteva rispondere alle necessità alimentari in una situazione normale, ma che certo non poteva resistere davanti al triplicarsi della popolazione rispetto al secolo precedente (1).
Non rimaneva quindi altra soluzione se non l'emigrazione.
In realtà il crollo dell'economia montana era cominciato ancora nel Settecento, ma era diventato concreto nei primi trent'anni del secolo.
Il periodo napoleonico con le sue guerre aveva per un momento esaltato la siderurgia, ma, finita l'esperienza, man mano si ritornò alla crisi generale che esplose negli anni trenta e distrusse tutto l'apparato artigianale.
Tale crisi in primo luogo eliminò il sistema sociale ed economico che si era formato alla fine del Cinquecento e che si era andato aggregando intorno alla Controriforma.
E' vero che le antiche famiglie avevano saltato il fosso, adottando i principi illuministici portati dalla rivoluzione francese e sfoggiando un anticlericalismo di facciata, ma erano proprio i fondamenti che non tenevano più in quanto basati sulla spartizione di fatto della Valle, con il tacito consenso della repubblica veneta, sulla gestione della sicurezza pubblica con il banditismo e sulla limitazione sempre più opprimente delle vicinie.
Oltre a questa politica vera e propria esisteva anche un sistema di rapporti familiari del tutto discutibile.
I matrimoni erano impostanti esclusivamente a seconda del peso economico dei soggetti, al di là delle loro capacità mentali.
Inoltre in una Valle piccola dopo due secoli di tale procedure erano diventati tutti parenti e sorgeva il pericolo di vere e proprie degenerazioni che si realizzarono nell'Ottocento impedendo di fatto una gestione intelligente dei patrimoni.
Infine, nella logica economica dell'antico regime, i capitali erano investiti nella rendita agricola, che, crollando, lasciava la situazione senza via d'uscita.
Non vi era alcun interesse scientifico, ma al massimo i rampolli erano indirizzati alla professione di avvocato o notaio, nel momento in cui tutte le leggi stavano cambiando.
In ogni caso la crisi delle famiglie aristocratiche lasciò un vuoto difficilmente colmabile poiché gli artigiani avevano affidato a quest'ultime tutti i rapporti commerciali per cui, finiti i vecchi mercanti, non c'era più nessuno che poteva sostituire il tessuto commerciale e, sinceramente, tale realtà non appare presente nemmeno ai nostri giorni.
Quello che più colpisce nelle vicende di tutta l'età moderna è l'assenza completa dello stato.
L'unica differenza rispetto ai periodi precedenti sta nel fatto che, almeno a partire dal periodo napoleonico, vi fu una maggior presenza dello stato per il mantenimento dell'ordine pubblico, anche se non cessò immediatamente il banditismo (2).
Anche il nuovo stato nazionale non seppe trovare la capacità di risolvere i problemi della montagna e lasciò che l'emigrazione assumesse forme bibliche.
Il crollo del sistema della Controriforma ebbe come conseguenza anche un profondo disorientamento religioso che si prolungò per tutto l'Ottocento e che si aggravò con il regno d'Italia.
Le popolazioni alpine avevano perso le loro tradizioni preistoriche, sradicate dall'inquisizione, ma non avevano nemmeno più le fragili strutture dei due secoli precedenti.
Tuttavia davanti alla insensibilità della borghesia liberale verso il ceto contadino, fu proprio la Chiesa a cogliere le potenzialità che in un sistema democratico offrono le masse, dal momento che ogni testa è un voto e che quindi la partecipazione del popolo sarebbe diventata prima o dopo determinante.
In questo modo di valutare la realtà politica vi era una convergenza con il movimento socialista nascente che pure contava sulla classe operaia.
Tutto ciò diventerà realtà nel Novecento, ma nell'Ottocento il futuro appariva del tutto oscuro e l'unica alternativa era quella di lasciare la propria Valle per paesi lontani.
1) Tutto questo è confermato dal rilevamento del 1868: Grevo, abitanti 864, Berzo 970, Cevo 1000, Saviore 1017.
2) Anche nell'Ottocento proseguono i delitti, con minore recrudescenza rispetto ai due secoli scorsi.
Il 24. 1.1803 è ucciso a Berzo il parroco di Malonno Carlo Cattaneo. Sempre a Berzo è percosso con un rastrello Bartolomeo fu Giovanni Funi il 26.4.1831.
Nel 1851 è condannato Giovanni Ricci per ferimento.
Una situazione strana viene narrata a proposito di don Stefano Zendrini, considerato pazzo:
"Zendrini Don Stefano di Valle 1753-1814, La tragica pazzia di questo parroco (dal manoscritto di Boldini Cristoforo):
"Il Curato di Valle di Saviore, Zendrini, (ora di Cedegolo) uomo di buon talento ed abilità, avendo patito naufragio nel lago Benàco, per cui di circa cento persone egli solo ed un altro a gran stento salvarono la vita, ebbe patema di animo che tra poco diventò forsennato.
Nei momenti della prima pazzia che ancora non era apertamente scoperta uccise una sua bella nipote.
Fissatosi in mente che questa gli aveva involato delle ostie consacrate dalla custodia, stabilì di non credere alle sue smentite, se non giurava ai piedi dell'altare, onde essa per persuadere il R. Zio della propria innocenza, si determinò di recarsi sul luogo preteso da esso a farne giuramento e nell'atto che ne chiamava Dio in testimonio della verità, lo zio impugnò un coltello, che erasi segretamente seco portato, e pugnalatala alli precordi, in poche ore morì.
Fuggendo allora il prete con indizi manifesti di pazzia, e con tal quale determinazione di volersi affogare, a gran stento fu preso dai Parrocchiani che lo inseguivano.
Allora venne custodito in luogo chiuso (si indica ancora a Valle la casa denominata della Platina, ossia Simoni, dove visse il povero pazzo!) dove è circa 40 anni che sano e vegeto trae i suoi giorni quasi in continua pazzia contando ora (1842) circa 95 anni di sua età essendo egli nato nel 1745".
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